30 giugno 2014

The Beatles: storia del logo

Pubblicato da pink noise a 15:22

Non avrà lo stesso appeal e versatilità del logo progettato da John Pasche per i Rolling Stones, ma nella storia del rock è tra i più popolari, riconoscibili, leggibili e riproducibili (da questo punto di vista quello dei Queen è un incubo). Come ogni cosa che riguarda i Beatles ha una storia particolare: nasce frettolosamente per decorare la grancassa di Ringo, ma per dischi e merchandising resta inutilizzato fino agli anni '80. Nel post che segue ho cercato di ripercorrere nel dettagio la sua storia mettendo a confronto, tramite l' utilizzo di poche linee guida, i cambiamenti sostanziali.

La Nascita

Quando Brian Epstein iniziò a prendersi  cura dei suoi ragazzi, oltre a curare il famoso cambio di look, rinnovò la loro strumentazione. L' investimento più oneroso fu una nuova batteria per Ringo. Quando il giovane Starr si trovò a Drum City a Londra, dinansi una così vasta scelta, non seppe resistere dallo scegliere la finitura più pacchiana - Ringo non è di certo passato alla storia per il suo buongusto! - scegliendo la texture ad ostrica; un' esclusiva dell' azienda Ludwig. Dopo una serie di contrattazioni, risolta con la permuta della vecchia e malconcia Premiere, Epstein venne informato dal rivenditore Ivor Arbiter, che per una (furbissima) scelta aziendale del produttore,  il logo del brand Ludwig sarebbe dovuto rimanere in bella vista. Al che il manager decise di far aggiungere sulla grancassa, in modo ancor più vistoso ed incisivo il nome della band. Chiarirono da subito che in quache modo doveva risaltare la parola Beat presente nel nome del gruppo. Arbiter buttò giù uno schizzo su un pezetto di carta, dove risolse con gusto, optando per l' utilizzo della B capitale e della drop-T.
prima versione del logo 1963 - variante tour americano 1964
Il progetto convinse subito Epstein che diede l' ok a procedere. Quello che oggi verrebbe fatto con un computer, un plotter da taglio e del vinile adesivo venne invece dipinto a mano sullo strumento da un artista locale: Eddie Stokes. Il lavoro gravò di sole 5£ sulle 238 dello strumento. Il risultato oltre che gradevole, fu funzionale: la leggibilità e la riconoscibilità divennero immediatamente i punti di forza del logo. Ogni batteria di Starr venne decorata copiando la scritta, che essendo riprodotta a mano di volta in volta presentava delle differenze. Durante il tour americano del 1964 sulla grancassa compare una bella versione bold, di maggiore impatto.

Utilizzo e Restyling

Stranamente la scritta non venne mai utilizzata per i prodotti discografici, fino al 1982, quando divenne protagonista della copertina di 20 Greatest Hits (in seguito sostituita dalla raccolta Bealtes 1). La scritta che racchiude al suo interno un collage di foto, occupa gran parte della cover. Il marchio venne registrato solo agli inizi degli anni '90 dalla Apple Corps. Non so esattamente se il restyling definitivo che compare sulla copertina dell' Anthology nel 1995 venne fatto per questa mastodontica produzione o in occasione della registrazione del marchio.
20 Greatest Hits 1982 - The Beatles Anthology 1995
Nella versione definitiva il logo ha maggior spessore, ma restano le grazie spigolose e la particolare curva inferiore "a punta" nella S finale. L' articolo THE è spostato più in allto, scelta che migliora la complessa simmetria data dalla drop-T, 4° lettera su sette. Anche quest' ultima si ridimensiona, accorciandosi verso il centro insieme alla B capitale.

Spaziature e proporzioni del logo attuale
Oggi il logo sta vivendo un più sofisticato ruolo da protagonista, affiacato solo dalla mela verde delle Apple Corps. Quella scritta disegnata da Eddie Stokes è oggi emblema di una delle più celebri discografie della storia della musica.
la grafica esterna dei box contenenti l' intera discografia beatlesiana

Il Font Bootle

È disponibile in free download un font che simula quello ufficiale. Sovrapponendolo a quello originale ho notato che sono errate delle spaziature, spessori dei caratteri tipografici e le aperture degli occhielli. Non sarà fedele, ma fa simpatia perchè somiglia di più a quello disegnato a mano a Drum City quel lontano pomeriggio del 1963.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Mplto interessante

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