21 giugno 2014

A Hard Day's Night - PMC 1230

Pubblicato da pink noise a 00:22

A Hard Day's Night è arrivato nella mia vita a piccole dosi, durante gli anni '90, tra registrazioni casarecce dalla TV e download di Napster. Oggi posso dire con orgoglio che è l' album di cui posseggo più copie (16 ma sono destinate ad aumentare!). Con gli amici giustifico questa mia ossessione dicendo che è stata scatenata dal trauma del vinile che mi arrivò spaccato; ma in realtà semplicemente amo A Hard Day's Night più di qualsiasi altro prodotto musicale! Non voglio creare inutili discussioni sulla superiorità tecnica degli album successivi, non è quello il mio attuale paramentro di valutazione. Il terzo album dei Fab4 è il primo a contenere esclusivamente brani originali - l' unico interamente composto dal duo Lennon/McCartney - e nella sua semplicità non ha cadute di stile o cali emozionali. È frutto di una vivace maturità artistica che conserva ancora l' irrestistibile purezza degli esordi. Sono questi i Beatles che amo di più: in equilibrio perfetto tra una dolce ingenuità e spavalda consapevolezza. Adoro iniziare la giornata con questo disco sulla mia fonovaligia, mentre improvviso le mie - ormai celebri - coreografie mattutine, tra una tazza di caffè e un muffin a cioccolato.

L' accordo Misterioso
L' album, l' omonima traccia e il film si aprono con il più misterioso ed iconico accordo della storia del Rock, da sempre attribuito semplicemente George Harrison e alla sua nuova fiammante Rickenbacker 360 a 12 corde. Nella mitologia Beatlesiana sono due gli accordi che scadiscono l' inizio e la fine della più frizzante e travolgente fase creativa del gruppo: l' undicesima di Sol di A Hard Day's Night e il Mi conclusivo di A Day in The Life. Tornando al primo, quel gruppo di note: La, Re e Sol spalmate su i 4/4 della prima battuta è stato, per quasi 50 anni, oggetto di studio da parte di critici, musicisti e curiosi. Fino a quando Jason Brown utilizzò la matematica per decodificarne la struttura, e durante uno show radiofonico Randy Bachman spiegò che la particolarità è data dalla struttura "share" dove ogni componente del gruppo da il suo contributo. George suona Sol e Do (i raddoppiamenti di ottava dovuti alle 12 corde) Paul suona un Re sul basso, John suona un Re sus 4 (quindi con l’aggiunta di un Sol). George Martin era insieme alla band determinato ad ottenere un suono unico e direi che ci sono riusciti.

We knew it would open both the film and the soundtrack LP, so we wanted a particularly strong and effective beginning. The strident guitar chord was the perfect launch.
George Martin
The Complete Beatles Recording Sessions, Mark Lewisoh

La Genesi
Il 19 Marzo del '64, al termine di una faticosa giornata di riprese, Ringo Starr sospirò la frase "it's been a hard day" e notata la tarda ora ripetè l' espressione aggiungendo "'s night". Divenne subito un buffo tormentone nelle due dure settimane di lavoro successive, al termine delle quali fu scelto ufficialmente come titolo per il film. Stabilito ciò, John corse a casa a comporre la traccia con questo titolo, per assicurarsi il primato su Paul, che intanto vantava la sua Can't Buy Me Love al primo posto delle classifiche. La completò in tempi record e registrata con il gruppo il giorno seguente. Il brano è emblema di due aspetti interessanti dei Beatles: da un lato la fruttuosa e sana competizione tra Lennon e McCartney e dall' altro il prezioso contributo tecnico di Harrison e Starr. L' interpretazione fiera di Lennon e quella entusiasta di McCartney sono sostenute da una delle migliori performance di Starr (batteria e bongo) e dal anomalo assolo di Harrison, raddoppiato dal piano di Martin e inciso a velocità dimezzata insieme a all' arpeggio in fade-out; dettaglio che scuoterà nel profondo i The Byrds.
A Hard Day's Night PMC 1230 - 1° stampa mono UK
Lato A
Rende speciale questo disco la costanza di vigore espressivo, pregevole anche nelle tracce "riempitive". Ben bilanciato A Hard Day's Night ha un carattere esilarante con delle stazioni di puro romanticismo. Alla title track dell' album segue un' irresistibile I Should Have Known Better, il cui testo no-sense - scritto da Lennon - complicò l' incisione, poichè l' autore non riusciva proprio ad eseguirla senza ridere, anche nel take definitivo il mood delirante resterà al brano, insaporito dall' armonica sbuffante in stile Dylan. La terza traccia, If I Feel - una delle mie preferite di sempre! - è forse il brano melodicamente più interessante dell' album. Dotata di una disarmante dolcezza sottomissiva, tipicamente lennoniana, spesso viene erroniamente considerato un tentativo di compiacimento verso il pubblico più giovane, visto il carattere tipicamente adolescenziale. La voce raddoppiata di Lennon in If I Feel è una di quelle cose che nella versione stereo (soprattutto nel remaster) mi turba ed evito come la peste. Composta appositamente per George, I’m Happy Just to Dance with You è un pezzo adorabile, "pulito" sia armonicamente che ritmicamente. La sequenza cinematografica ad esso dedicata è tra le più spassose del film se non perdete di vista Lennon! Le percussioni, come in un incisivo chiaroscuro a matita, donano profondità alla ballata di McCartney: And I Love Her. Scritta per la compagna Jane Asher ha un testo dalla "banalità funzionale" tipica anni '60. Occorrevano tracce riempitive per l' album e Lennon in fretta e furia scrisse Tell Me Why dove ci sorprende con delle terzine swing - che non gli appartengono - e dei cambi di tonalita doo-wop - decisamente più nelle sue corde - per un risultato travolgente, anche grazie a quel tocco boogie-woogie dato dal walking bass. Chiude il primo lato e con esso la colonna sonora del film la numero uno di Paul Can't Buy Me Love.
matrici: Lato A: XEX 481-3N / Lato B: XEX 482-3N
Lato B
In Any Times At All i Beatles dimostrano di essere perfetti insieme: mi piace il rock gridato da Lennon, apprezzo Harrison che traccia dopo traccia esce dal guscio, trovo geniale McCartney che aggiunge dieci battute di crescendo strumentale, e trovo confortante il sempre impeccabile Ringo. Non so se ve ne siete accorti, ma sono riuscita a parlare di questo disco senza mai nominare i middle eight questo perchè ho deciso di sceglierne uno fra tutti, quello presente in I'll Cry Instead (a cui perdono l' andamento country). Il brano spesso ingiustamente considerato dai critici più spietati il più debole dell' album, invece è un passaggio obbligato nel percoso del disco. Ha certamente un testo sprezzante che stride con il resto del disco, ma rappresenta la prima pubblica ammissione del senso di smarrimento di Lennon, unico autore del brano, dinanzi al suo incredibile successo; tema che riprenderà nel corso della sua carriera. Le chitarre arrotolare su loro stesse e il clic del metronomo presente nella registazione conferiscono al brano un tocco naif che adoro. Sembra un ossessivo pezzo di John, ma in realtà è di Paul Things We Said Today, ma forse ho questa sensazione perchè è di Lennon la chitarra ritmica che caratterizza il brano, insieme al rullante di Ringo. C'è del travolgente buon umore nella - fin troppo onesta - When I Get Home, dove esplodono tutte le influenze ricevute dalla Motown. è l' ultima traccia incisa per l' album e trapela, se l'ascoltate bene, tutto il sollievo della band. A questo punto mi aggiro scalza in casa, ondeggiando sulle note You Can't Do That. Non resisto alle paranoie di Lennon poi se suona la chitarra solista in quel modo, quasi come fosse un piano perdo la testa e quasi dimentico le sue gravi ammissioni della traccia precedente. Il disco si chiude deliziosamente con un pezzo dalla struttura assai bizzarra: I'll Be Back composta maggiormente da Lennon, mio beatle preferito dell' intero progetto A Hard Day's Night (sappiate che se la gioca con Ringo!). La totale mancanza del ritornello mi spiazza, decontestualizzata non ha molto senso, ma messa a chiusura questa traccia è geniale!

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