30 giugno 2014

The Beatles: storia del logo

Pubblicato da pink noise a 15:22 1 commenti Link a questo post

Non avrà lo stesso appeal e versatilità del logo progettato da John Pasche per i Rolling Stones, ma nella storia del rock è tra i più popolari, riconoscibili, leggibili e riproducibili (da questo punto di vista quello dei Queen è un incubo). Come ogni cosa che riguarda i Beatles ha una storia particolare: nasce frettolosamente per decorare la grancassa di Ringo, ma per dischi e merchandising resta inutilizzato fino agli anni '80. Nel post che segue ho cercato di ripercorrere nel dettagio la sua storia mettendo a confronto, tramite l' utilizzo di poche linee guida, i cambiamenti sostanziali.

La Nascita

Quando Brian Epstein iniziò a prendersi  cura dei suoi ragazzi, oltre a curare il famoso cambio di look, rinnovò la loro strumentazione. L' investimento più oneroso fu una nuova batteria per Ringo. Quando il giovane Starr si trovò a Drum City a Londra, dinansi una così vasta scelta, non seppe resistere dallo scegliere la finitura più pacchiana - Ringo non è di certo passato alla storia per il suo buongusto! - scegliendo la texture ad ostrica; un' esclusiva dell' azienda Ludwig. Dopo una serie di contrattazioni, risolta con la permuta della vecchia e malconcia Premiere, Epstein venne informato dal rivenditore Ivor Arbiter, che per una (furbissima) scelta aziendale del produttore,  il logo del brand Ludwig sarebbe dovuto rimanere in bella vista. Al che il manager decise di far aggiungere sulla grancassa, in modo ancor più vistoso ed incisivo il nome della band. Chiarirono da subito che in quache modo doveva risaltare la parola Beat presente nel nome del gruppo. Arbiter buttò giù uno schizzo su un pezetto di carta, dove risolse con gusto, optando per l' utilizzo della B capitale e della drop-T.
prima versione del logo 1963 - variante tour americano 1964
Il progetto convinse subito Epstein che diede l' ok a procedere. Quello che oggi verrebbe fatto con un computer, un plotter da taglio e del vinile adesivo venne invece dipinto a mano sullo strumento da un artista locale: Eddie Stokes. Il lavoro gravò di sole 5£ sulle 238 dello strumento. Il risultato oltre che gradevole, fu funzionale: la leggibilità e la riconoscibilità divennero immediatamente i punti di forza del logo. Ogni batteria di Starr venne decorata copiando la scritta, che essendo riprodotta a mano di volta in volta presentava delle differenze. Durante il tour americano del 1964 sulla grancassa compare una bella versione bold, di maggiore impatto.

Utilizzo e Restyling

Stranamente la scritta non venne mai utilizzata per i prodotti discografici, fino al 1982, quando divenne protagonista della copertina di 20 Greatest Hits (in seguito sostituita dalla raccolta Bealtes 1). La scritta che racchiude al suo interno un collage di foto, occupa gran parte della cover. Il marchio venne registrato solo agli inizi degli anni '90 dalla Apple Corps. Non so esattamente se il restyling definitivo che compare sulla copertina dell' Anthology nel 1995 venne fatto per questa mastodontica produzione o in occasione della registrazione del marchio.
20 Greatest Hits 1982 - The Beatles Anthology 1995
Nella versione definitiva il logo ha maggior spessore, ma restano le grazie spigolose e la particolare curva inferiore "a punta" nella S finale. L' articolo THE è spostato più in allto, scelta che migliora la complessa simmetria data dalla drop-T, 4° lettera su sette. Anche quest' ultima si ridimensiona, accorciandosi verso il centro insieme alla B capitale.

Spaziature e proporzioni del logo attuale
Oggi il logo sta vivendo un più sofisticato ruolo da protagonista, affiacato solo dalla mela verde delle Apple Corps. Quella scritta disegnata da Eddie Stokes è oggi emblema di una delle più celebri discografie della storia della musica.
la grafica esterna dei box contenenti l' intera discografia beatlesiana

Il Font Bootle

È disponibile in free download un font che simula quello ufficiale. Sovrapponendolo a quello originale ho notato che sono errate delle spaziature, spessori dei caratteri tipografici e le aperture degli occhielli. Non sarà fedele, ma fa simpatia perchè somiglia di più a quello disegnato a mano a Drum City quel lontano pomeriggio del 1963.

25 giugno 2014

10 luoghi comuni (falsi) sui Fab4

Pubblicato da pink noise a 18:07 0 commenti Link a questo post
Quando le persone scoprono la mia passione per i Beatles non perdono occasione di sfoggiare una serie di leggende metropolitane, divenute ormai buffi luoghi comuni, che puntalmente mi diverto a sfatare. Ho preso appunti e stilato una classifica degli argomenti che hanno acceso le più avvincenti chiacchiere da bar della mia vita.

1. Ringo Starr è un batterista mediocre, ma molto fortunato

Questa è forse il più diffuso e al contempo il più errato luogo comune. Se dovessi valutare le competenze tecniche relative al proprio strumento di ogni singolo beatle, il migliore risulterebbe Ringo. Starr non è solo un batterista, è un metronomo! Non sarà stato un grande compositore, ma ha permesso al gruppo di sperimentare e sovraincidere in libertà. La sua precisione, versatilità e modestia sono le fondamenta di tutta la discografia beatlesiana.

2. Yesterday è la canzone più bella

Oltre il giudizio personale, che può essere o meno favorevole a tale affermazione, c'è da dire che Yesterday non è esattamente un pezzo dei Beatles. Ovviamente non sto facendo riferimento alla leggenda metropolitana del plagio di Piccere Che Vene a Dicere (?), ma intendo una volta per tutte chiarire che Yesterday non rappresenta i Beatles. Fu composta da Paul ai tempi di A Hard Day's Night, registrata con un accompagnamento d' archi - quindi senza gli altri componenti della band - e inserita in Help! dopo varie pressioni dell' autore. Il produttore George Martin era più propenso a pubblicarlo come singolo accreditato a Paul solista, ma a tale idea si oppose il manager Brian Epstein che non voleva dividere la band.

3. Se li ascolti al contrario senti dei messaggi satanisti

Durante le sessioni di registrazione di Revolver, i Beatles iniziarono a sperimentare il reverse, sopratutto per le chitarre, ottenendo un effetto psichedelico che caratterizza l' album. Si divertirono anche ad inserire dei messaggi parlati, sotto l' effetto delle droghe allucinogene, ma senza senso e volontari intenti satanisti. 

4. Paul is Dead


Alcuni dei messaggi citati nel terzo punto, sono spesso presentati come prova del fatto che Paul è morto nel 1966 e prontamente sostituito da un sosia, noto al web come Faul. Il Fake/Paul avrebbe perfino il merito di aver allargato gli orizzonti compositivi del gruppo... Sembra incredibile, ma oltre a Roberto Giacobbo, ci sono persone che davvero credono a questa fesseria, ed è divertente ascoltarli delirare.(Se sono concitati può essere pericoloso portarli a ragionamento)

5. Erano dei bravi ragazzi...

Ovvio che dipende molto da quello che si intende per "bravi ragazzi", di norma quando questa affermazione viene argomentata mi rendo conto di quanto questa idea sia distorta. I Beatles non hanno avuto sempre una condotta impeccabile, hanno anche rischiato la vita per qualche battutina di troppo. Rispetto ad altri artisti hanno sicuramente dismostrato maggiore professionalità e contegno, ma tranquilli sono stati anche loro delle teste di cazzo. Anche se adesso li vediamo come dei ragazzotti in giacca e cravatta per gli adulti del loro tempo erano dei "capelloni" senza contegno.

6. Con Helter Skelter hanno inventato l' Hard Rock

Questo è forse il più irritante, perchè arriva puntualmente da chi di musica un po' ne sa e spesso è anche fan dei Beatles. Chi ha letto la mia recensione del secondo disco del Doppio Bianco già sa come la penso, per tutti gli altri copio e incollo per pigrizia:

...sento la necessità di bacchettare tutti quei beatlesiani - fanatici religiosi - che continuano a ripetere che i Beatles con questo pezzo hanno inventato l' Hard Rock e l' Heavy Metal. Helter Skelter è uno dei peggiori esempi di Hard Rock della sua epoca! Certo testimonia la propensione di McCarteney alle sfide - in questo caso coraggiosamente rivolta agli Who - ma anche che non è infallibile. La registrazione manca di convinzione e onestamente credo che non sarebbe inutilmente celebrata se non fosse protagonista della vicenda di Charles Manson, cosa che gli ha donato quel fascino nero perfetto per questo fantomatico esordio Proto-Metal.
Valeria Vito, There's a Place:  The Beatles - White Album - parte seconda

Rooftop Concert - 30 Gennaio 1969
30 gennaio 1969

7.  Il concerto sul tetto è stato un evento fighissimo!

In realtà fu l' apice del fallimento del progetto Get Back. Paul McCartney che all' epoca cercava in ogni modo di tener uniti i componenti di una band ormai sfasciata, sognava un evento spettacolare a conclusione della loro grande carriera. Non riuscì a coinvolgere gli altri, che come dei bambini che non vogliono andare a scuola, usarono le più svariate scuse - tra cui allergie e intolleranze alimentari - per non spostarsi nelle località suggestive proposte da McCartney. Alla fine fecero questa cosa del tetto che generò solo altro scazzo ad Abbey Road.

8. Let It Be è l' ultimo album

Questo punto è controverso, perchè tecnicamente Let It Be è l' ultimo album pubblicato, ma è stato registrato prima di Abbey Road. Non è tanto una questione di luogo comune quanto di giustizia. Abbey Road in quanto toccante saluto ai fan - con quel requiem travestito da fanfare che mi commuove - deve essere considerato l' album conclusivo della discografia e basta.

9. Si sono sciolti per colpa di Yoko Ono

Questo è il luogo comune più radicato nella cultura pop, ma decisamente distante dalla realtà. Certo il carattere duro, eccentrico e invadente della Ono creò ulteriori dissapori negli studi di Abbey Road, ma con il lento processo di scissione, iniziato il 27 Agosto del  '67 con la morte di Brian Epstein, ha poco a che fare.

10. Rivali storici dei Rolling Stones

La presunta e storica rivalità tra i Beatles e i Rolling Stones è un luogo comune che non trova riscontro nelle biografie dei protagonisti. Le due band si frequentavano e si stimavano molto, pensate che i Rolling Stones smisero di fare cover e iniziarono a comporre i loro brani proprio sotto la spinta amichevole di Lennon e McCartney. Resta il fatto che la contrapposizione tra bravi ragazzi/cattivi ragazzi ha giovato ad entrambi.



La guerra dei N°1

Pubblicato da pink noise a 15:43 0 commenti Link a questo post
La guerra a colpi di singoli tra Lennon/McCartney trova uno dei momenti più avvincenti nel 1964, nello scontro tra Can't Buy Me Love di Paul e A Hard Day's Night di John. La prima era già in testa alle classifiche quando il film e l' album erano in lavorazione. Fu proprio questo vantaggio che spinse John a comporre in meno di 12 ore il singolo che avrebbe portato con fierezza il nome dell' intero progetto. Nel post precedente (nel paragrafo "La Genesi"), vi ho raccontato questa storia, ora ci tenevo a farvi vedere i due singoli protagonisti della vicenda.

Can' t Buy Me Love/You Can't Do That

Pubblicato il 20 Marzo del 1964, il brano al lato A presenta tre buffe anomalie:
  • Manca la classica, se non addirittura iconica, seconda voce 
  • Non è stato registrato ad Abbey Road 
  • Ha una struttura particolare che ricorda vagamente quella di It Won't Be Long
Parlophone R5160 1° stampa UK
Can' t Buy Me Love/You Can't Do That - R5114 1° stampa UK
R5114 1° stampa UK
Can't But Me Love non ha bisogno di particolari presentazioni, è uno dei brani più noti dei Fab4, il secondo singolo più venduto della band e tra i più venduti di sempre. Fu lanciato sul mercato come una  bomba ottenendo un successo planetario. Come al solito la mia tendenza lennoniana e la mia passione per i lati B mi spinge a predilire You Can't do That.
A Hard Day' s Night/Things We Said Today, Parlophone R5160 1° stampa UK

A Hard Day' s Night/Things We Said Today

Anche se di successo lievemente inferiore il secondo singolo, quello di Lennon, è decisamente più nelle mie corde. Inoltre è una delle prime tracce che ho ascoltato dei Beatles, contenuta nella cassetta protagonista del Giveaway. Era un' estate dei primi anni '90, quando nella piccola vigna dell' agriturismo vicino casa mia, le piante d' uva presero le sembianze di una stanza. Quello divenne il mio rifugio. In quella stanza fatta di foglie e rami, arredata con due cassette della frutta, portai il mio inseparabile walkman, i miei fumetti e le mie speranze. A Hard Day's Night era la colonna sonora dei sogni, sempre più distanti dai miei coetanei. Era la canzone che riavvolgevo con la Bic per non consumare le pile alcaline....

21 giugno 2014

A Hard Day's Night - PMC 1230

Pubblicato da pink noise a 00:22 0 commenti Link a questo post

A Hard Day's Night è arrivato nella mia vita a piccole dosi, durante gli anni '90, tra registrazioni casarecce dalla TV e download di Napster. Oggi posso dire con orgoglio che è l' album di cui posseggo più copie (16 ma sono destinate ad aumentare!). Con gli amici giustifico questa mia ossessione dicendo che è stata scatenata dal trauma del vinile che mi arrivò spaccato; ma in realtà semplicemente amo A Hard Day's Night più di qualsiasi altro prodotto musicale! Non voglio creare inutili discussioni sulla superiorità tecnica degli album successivi, non è quello il mio attuale paramentro di valutazione. Il terzo album dei Fab4 è il primo a contenere esclusivamente brani originali - l' unico interamente composto dal duo Lennon/McCartney - e nella sua semplicità non ha cadute di stile o cali emozionali. È frutto di una vivace maturità artistica che conserva ancora l' irrestistibile purezza degli esordi. Sono questi i Beatles che amo di più: in equilibrio perfetto tra una dolce ingenuità e spavalda consapevolezza. Adoro iniziare la giornata con questo disco sulla mia fonovaligia, mentre improvviso le mie - ormai celebri - coreografie mattutine, tra una tazza di caffè e un muffin a cioccolato.

L' accordo Misterioso
L' album, l' omonima traccia e il film si aprono con il più misterioso ed iconico accordo della storia del Rock, da sempre attribuito semplicemente George Harrison e alla sua nuova fiammante Rickenbacker 360 a 12 corde. Nella mitologia Beatlesiana sono due gli accordi che scadiscono l' inizio e la fine della più frizzante e travolgente fase creativa del gruppo: l' undicesima di Sol di A Hard Day's Night e il Mi conclusivo di A Day in The Life. Tornando al primo, quel gruppo di note: La, Re e Sol spalmate su i 4/4 della prima battuta è stato, per quasi 50 anni, oggetto di studio da parte di critici, musicisti e curiosi. Fino a quando Jason Brown utilizzò la matematica per decodificarne la struttura, e durante uno show radiofonico Randy Bachman spiegò che la particolarità è data dalla struttura "share" dove ogni componente del gruppo da il suo contributo. George suona Sol e Do (i raddoppiamenti di ottava dovuti alle 12 corde) Paul suona un Re sul basso, John suona un Re sus 4 (quindi con l’aggiunta di un Sol). George Martin era insieme alla band determinato ad ottenere un suono unico e direi che ci sono riusciti.

We knew it would open both the film and the soundtrack LP, so we wanted a particularly strong and effective beginning. The strident guitar chord was the perfect launch.
George Martin
The Complete Beatles Recording Sessions, Mark Lewisoh

La Genesi
Il 19 Marzo del '64, al termine di una faticosa giornata di riprese, Ringo Starr sospirò la frase "it's been a hard day" e notata la tarda ora ripetè l' espressione aggiungendo "'s night". Divenne subito un buffo tormentone nelle due dure settimane di lavoro successive, al termine delle quali fu scelto ufficialmente come titolo per il film. Stabilito ciò, John corse a casa a comporre la traccia con questo titolo, per assicurarsi il primato su Paul, che intanto vantava la sua Can't Buy Me Love al primo posto delle classifiche. La completò in tempi record e registrata con il gruppo il giorno seguente. Il brano è emblema di due aspetti interessanti dei Beatles: da un lato la fruttuosa e sana competizione tra Lennon e McCartney e dall' altro il prezioso contributo tecnico di Harrison e Starr. L' interpretazione fiera di Lennon e quella entusiasta di McCartney sono sostenute da una delle migliori performance di Starr (batteria e bongo) e dal anomalo assolo di Harrison, raddoppiato dal piano di Martin e inciso a velocità dimezzata insieme a all' arpeggio in fade-out; dettaglio che scuoterà nel profondo i The Byrds.
A Hard Day's Night PMC 1230 - 1° stampa mono UK
Lato A
Rende speciale questo disco la costanza di vigore espressivo, pregevole anche nelle tracce "riempitive". Ben bilanciato A Hard Day's Night ha un carattere esilarante con delle stazioni di puro romanticismo. Alla title track dell' album segue un' irresistibile I Should Have Known Better, il cui testo no-sense - scritto da Lennon - complicò l' incisione, poichè l' autore non riusciva proprio ad eseguirla senza ridere, anche nel take definitivo il mood delirante resterà al brano, insaporito dall' armonica sbuffante in stile Dylan. La terza traccia, If I Feel - una delle mie preferite di sempre! - è forse il brano melodicamente più interessante dell' album. Dotata di una disarmante dolcezza sottomissiva, tipicamente lennoniana, spesso viene erroniamente considerato un tentativo di compiacimento verso il pubblico più giovane, visto il carattere tipicamente adolescenziale. La voce raddoppiata di Lennon in If I Feel è una di quelle cose che nella versione stereo (soprattutto nel remaster) mi turba ed evito come la peste. Composta appositamente per George, I’m Happy Just to Dance with You è un pezzo adorabile, "pulito" sia armonicamente che ritmicamente. La sequenza cinematografica ad esso dedicata è tra le più spassose del film se non perdete di vista Lennon! Le percussioni, come in un incisivo chiaroscuro a matita, donano profondità alla ballata di McCartney: And I Love Her. Scritta per la compagna Jane Asher ha un testo dalla "banalità funzionale" tipica anni '60. Occorrevano tracce riempitive per l' album e Lennon in fretta e furia scrisse Tell Me Why dove ci sorprende con delle terzine swing - che non gli appartengono - e dei cambi di tonalita doo-wop - decisamente più nelle sue corde - per un risultato travolgente, anche grazie a quel tocco boogie-woogie dato dal walking bass. Chiude il primo lato e con esso la colonna sonora del film la numero uno di Paul Can't Buy Me Love.
matrici: Lato A: XEX 481-3N / Lato B: XEX 482-3N
Lato B
In Any Times At All i Beatles dimostrano di essere perfetti insieme: mi piace il rock gridato da Lennon, apprezzo Harrison che traccia dopo traccia esce dal guscio, trovo geniale McCartney che aggiunge dieci battute di crescendo strumentale, e trovo confortante il sempre impeccabile Ringo. Non so se ve ne siete accorti, ma sono riuscita a parlare di questo disco senza mai nominare i middle eight questo perchè ho deciso di sceglierne uno fra tutti, quello presente in I'll Cry Instead (a cui perdono l' andamento country). Il brano spesso ingiustamente considerato dai critici più spietati il più debole dell' album, invece è un passaggio obbligato nel percoso del disco. Ha certamente un testo sprezzante che stride con il resto del disco, ma rappresenta la prima pubblica ammissione del senso di smarrimento di Lennon, unico autore del brano, dinanzi al suo incredibile successo; tema che riprenderà nel corso della sua carriera. Le chitarre arrotolare su loro stesse e il clic del metronomo presente nella registazione conferiscono al brano un tocco naif che adoro. Sembra un ossessivo pezzo di John, ma in realtà è di Paul Things We Said Today, ma forse ho questa sensazione perchè è di Lennon la chitarra ritmica che caratterizza il brano, insieme al rullante di Ringo. C'è del travolgente buon umore nella - fin troppo onesta - When I Get Home, dove esplodono tutte le influenze ricevute dalla Motown. è l' ultima traccia incisa per l' album e trapela, se l'ascoltate bene, tutto il sollievo della band. A questo punto mi aggiro scalza in casa, ondeggiando sulle note You Can't Do That. Non resisto alle paranoie di Lennon poi se suona la chitarra solista in quel modo, quasi come fosse un piano perdo la testa e quasi dimentico le sue gravi ammissioni della traccia precedente. Il disco si chiude deliziosamente con un pezzo dalla struttura assai bizzarra: I'll Be Back composta maggiormente da Lennon, mio beatle preferito dell' intero progetto A Hard Day's Night (sappiate che se la gioca con Ringo!). La totale mancanza del ritornello mi spiazza, decontestualizzata non ha molto senso, ma messa a chiusura questa traccia è geniale!

16 giugno 2014

A Hard Day's Night - UAS-6366

Pubblicato da pink noise a 13:27 0 commenti Link a questo post
A Hard Day's Night, stampa americana stereo UAS-6366 - 26 Giugno 1964
Ho esternato in più occasioni la mia disapprovazione nei confronti delle stampe americane, per questo motivo la carrellata di post dedicati ad A Hard Day's Night parte da qui, per tirarimi il dente e continuare in serenità. Devo ammetere però che rispetto alle altre uscite americane questa è quella che apprezzo di più, nonostante tolga molto alla versione originale. La scelta di inserire le versioni orchestrali ha senso perchè se guardiamo A Hard Day's Night dal punto di vista della United Artist pare ovvio che l' album sia un bonus del film, mentre a contrario per la EMI sia esattamente l'opposto. Se avessi potuto decidere io, avrei stampato in tutti i paesi la "versione EMI" (non è correttissimo definirla così) - come hanno fatto Parlophone e Odeon  nel resto del mondo - e in allegato avrei aggiunto un EP con le meravigliose versioni orchestrali arrangiate da George Martin. Confesso di aver pure sognato questa tipologia di stampa: 33giri full-length + 45giri orchestral score, per un immaginario  deluxe box celebrativo del 50° anniversario contenente DVD o Blue Ray - magari con dei contenuti extra che ci spiegano perchè l' audio del film restaurato suona cosi male - e qualche gadget. Ma nulla, per questa volta ci hanno voluto far risparmiare, il che va anche bene visto le voci che fissano al 9 Settembre l' uscita del Full Mono Vinyl Box Set! Nel caso la notizia fosse confermata dalla Apple saprei cosa chiedere a Babbo Natale, ma torniamo a noi.
retro copertina e inner sleeve
Come già noterete dalle foto, l'artwork è differente. Al momento mi risulta che solo USA, Francia, Cile e Perù rinunciarono alla griglia di 20 foto con effetto soglia. La grafica Americana resta quanto meno coerente stilisticamente all' iconografica cover, trovo bella la scelta del rosso cadmio dello sfondo che con il bianco e nero delle foto crea un bell' effetto pulp. Una diversa selezione e riposizionamento delle foto nella griglia modulare è proposta sul retro.
Matrici: Lato A UAS-6366A-CLB-1 Lato B UAS-6366B-CLB-1

La grande bugia è riportata a caratteri cubici sulla label "High Fidelity Stereo". Si perchè di fedele e stereo c'è davvero poco... A parte le tracce orchestrali  - che suonano bene - nelle altre la stereofonia è frutto del duofonico, fortunatamente meno imbottito di riverbero del solito. Nell' insieme il disco è godibile e la playlist fluida (questa è una vera novità!). Io sono molto affezionata a This Boy nella versione orchestrale - anche se non è la migliore e neanche parte dell' album -  perchè è la colonna sonora della scena del film che preferisco, mentre trovo meraviglioso l' arrangiamento di And I Love Her e A Hard Day's Night.


Nota per i collezionisti: Esiste una stampa rara con il titolo I’ll Cry Instead scritto correttamente sulla label, mentre è diffusa la label con l'errore I Cry Instead come nella copia in mio possesso.

12 giugno 2014

A Hard Day's Night - Flop ai botteghini, boom nel mio cuore

Pubblicato da pink noise a 20:32 4 commenti Link a questo post

Quando io e i miei fratelli eravamo ragazzini, mia madre aveva l'abitudine di portarci con una certa regolarità in una videoteca - rustica ma ben fornita - per darci la possibilità di scegliere dei contenuti multimediali secondo il nostro gusto personale. Non so quanto consapevole fosse del prezioso regalo che ci faceva periodicamente; resta il fatto che per me quei noleggi furono fonte di grande arricchimento culturale. Sono sempre stata attirata, oltre ai film di fantascienza, dai film musicali o dalle registrazioni dei concerti - la videoteca era fornita di un' intera sezione dedicata al rock! - Ovviamente prima fra tutti presi i film dei Beatles. Quando portai a casa A Hard Day's Night in VHS ero davvero eccitata. Ebbi cura di collegare il VCR al nostro vecchio televisore Philips, per sfruttare l' uscita jack di quest' ultimo per registrare i brani su audio-cassetta, usando il CantaTu ricevuto a Natale (che nessuno ha mai usato per cantare a casa mia!).


Quando iniziò il film il primo pensiero fu: "Che peccato non poterlo vedere al cinema!", ed è stata la prima cosa che mi è tornata alla mente ieri sera, mentre varcavo la soglia della Sala 6 del Big Maxicinema. Non mi sembrava vero, potevo vederlo sul grande schermo!!! Confesso che ho fatto il conto alla rovescia da quando è stata annunciata la notizia mesi fa e ieri mi aspettavo una gran confusione perchè, aldilà del mio amore per i Fab4, considero questa celebrazione del 50° anniversario del film un evento storico importante. Sono rimasta sconvolta scoprendo la sala vuota! Mentre giudicavo male i miei conterranei, ho letto gli stati pubblicati su FB dai miei amici beatlesiani, sparsi per l' Italia, e pare che il flop sia stato nazionale. Inizialemente ho sentito in cuor mio la stessa solitudine che provavo quando da ragazzina mi facevo impacchettare le cassette per occultarle ai miei coetanei. Ma poi... In sala eravamo in dieci e devo dire che questa "esclusività" ha avuto i suoi lati positivi. È stato divertente condividere la visione del film con tutto il prorompente entusiasmo che meritava l' evento. È stato un bel momento di aggregazione, noi pochi spettatori abbiamo fatto amicizia e commentato il film insieme al McDonald :D Inutile dire che il film è delizioso, divertente, ricco di humor inglese e accenti surreali. Meraviglioso Ringo! La sua sequenza in solitaria è la migliore del film!

Il Restauro Digitale

La versione restaurata ha sicuramente riportato nitidezza alle immagini, fluide e con contrasto e bilanciamenti ben equilibrati, un vero spettacolo per la vista. Sull' audio faccio fatica ad esprimermi, credo che della cupezza del suono sia responsabilità della sala e del relativo impianto. Come altri ho riscontrato un leggero rallentamento delle tracce.

La Colonna Sonora

I miei A Hard Day's Night - 16 LP, 2 EP, 5 singoli
Ho una passione particolare per A Hard Day's Night - tanto da dedicarci una parete del mio appartemento -  perchè per me rapprensenta la vera essenza dei Beatles. L' LP lo preferisco ad album maggiormente osannati. La stampa americana, più "cinematografica" è l' unica che contenere i brani nelle versioni orchestali arrangiate da George Martin, godibile, ma non paragonabile alla perfezione della versione UK. A Hard Day's Night è il culmine del periodo Yeah Yeah Yeah! ma di quanto considero perfetto questo album ne parlerò nei prossimi post, attraverso i vinili.
Il mio A Hard Day's Night Wall ♥
 stay tuned!

 
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