10 aprile 2014

The Beatles - White Album - parte prima

Pubblicato da pink noise a 00:31
PMC 7067/7068 prima stampa UK mono n° 0052613
È paradossale come il primo album che ha come titolo il nome della band segni la fine dei Beatles come gruppo e racconti il desiderio - o la necessità - dei quattro componenti di affermarsi come singoli individui. Con "The Beatles" - nessuno mai lo chiamerà così! - i Beatles smettono di essere i Beatles e si presentano per la prima volta come John, Paul, George e Ringo. Le foto/inserto allegate al doppio vinile sono emblematiche: incorniciati in quattro scatti separati, con abiti e acconciature diverse, testimoniano un' insofferente smania di individualismo. Dalla morte di Brian Epstein il 27 Agosto del '67 è iniziata una lunga agonia - di cui questo album ne è una cinica fotografia - che porterà i Beatles al definitivo scioglimento nel 1970.
Le foto/inserto del Doppio Bianco
Tra perplessità e paure hanno corso il rischio di proporre un album completamente diverso dal precedente, Sgt Pepper, e contrariamente a qualsiasi pronostico fatto ad Abbey Road, il doppio ebbe un successo immediato. Inconsapevolmente i Beatles avevano di nuovo stravolto il mondo della musica, donando all' intera umanità un album unico e ricco di contrasti. Non era semplice tra lutto, litigi e eroina, non deludere i fan e loro ci sono riusciti; già questo dovrebbe bastare a considerarli dei veri eroi del rock! Forse è proprio questa atmosfera lugubre che fa da tappeto all' intero progetto a conferirgli tanto carisma. È un album eclettico, dove troviamo di tutto, dal barocco al naif, in perfetto equilibrio. Non è l' album migliore dei Beatles, ma è sicuramente il più affascinante; lo sleeve numerato dona quel tocco fetish che rende questo doppio, oltre che una grande opera musicale, un vero oggetto di culto. 

PMC 7067 matrici prima stampa mono UK Lato A: XEX 709-1 - Lato B: XEX 710-1

Lato A Disco 1

Nessun disco al mondo può superare l' epicità dell' inizio del White Album! Rombante esattamente come il motore dell' areoplano che precede uno dei più bei riff degli anni '60; incontestabile merito di Paul McCarteney, che con Back in the U.S.S.R. - goliardica quanto pungente parodia - da una spallata a Ray Charles e un calcio nelle palle ai Beach Boys. L' inizio è rassicurante: nonostante tutto i ragazzi hanno ancora voglia di scherzare! Segue dolce e pressante come il richiamo di una madre Dear Prudence, figlia del soggiorno a Rishikesh e frutto del seme cupo piantato da Lennon nel fertile terreno di Revolver. Si sente che il morale di John è a terra, i tentativi dei fan di decriptare anche il più semplice dei suoi testi non lo divertono più, anzi lo irritano e confeziona per loro una trappola: Glass Onion, una sarcastica presa per il culo per i più ingenui fan dei Beatles (ricordatevelo se siete sostenitori del PID!). Ritorna Paul con Ob-La-Di, Ob-La-Da una melodia talmente orecchiabile e spensierata da diventare il sample delle più gettonate tastiere elettroniche anni 80! 53 sec. di follia alcolica con Wild Honey Pie - considerata inutile dagli ignoranti - precede, in questa atmosfera intima, quasi da bettola sotto casa The Continuing Story of Bungalow Bill da interpretare se siete al tavolo di una trattoria vuota, a gioire strafottenti del vino mentre i camerieri lavano il pavimento. Un Lennon, acido e tossico, ma che ancora ci piace, ha preceduto a fatica la traccia più bella del doppio: While My Guitar Gently Weeps di Harrison, il beatle più profondo ed ispirato del Doppio Bianco. Ad arricchire un brano già perfetto, il meraviglioso assolo di chitarra dell' amico Eric Clapton, onesto e travolgente in pieno stile rock blues. Il testo, critico verso l' Occidente, è destinato ad essere - purtroppo - sempre attuale. Chiude il Lato A, con prorompente sensualità, un più coinvolto Lennon con Happiness Is a Warm Gun.

Lato B Disco 1
Innaugura il secondo lato il saltellante riff di pianoforte di Martha My Dear. La sua adorabile melodia circolare si gonfia con la sezione di fiati prendendo un andamento da carrozzone che adoro nelle composizioni di McCartney! Mi piacciono i pezzi dei Beatles che hanno quell' andatura da parata regale che mi incita a seguirli con allegria e riverenza e Martha My Dear ne è l' emblema. Segue in netto contrasto un Lennon insonne, ma che finalmente ritrova la sua irresistibile verve da rocker con I' m So Tired (inquietante però se accostata a Only Sleeping). McCartney al contrario non perde un colpo e ci dona una delle sue migliori composizioni, Black Bird; ma è di nuovo Harrison ad emozionarmi più di tutti con Piggies, anch' essa come la precedente dell' autore, impegnata socialmente nel testo. Tra il cinguettio degli uccelli e i grugniti dei maiali si incastra alla perfezione la purezza della chitarra acustica di Rocky Racoon, considerata da molti la traccia meno funzionale del disco, che invece contribuisce a creare quel gusto variegato tipico dell' album. Arriva inopportuno, come un immigrante irlandese che fa festa nella stiva di una nave per gli states, Ringo Starr e la sua Don't Pass Me By, sgraziata ma divertente era in cima alla lista delle canzoni da scartare nel caso non sarebbe stato possibile stampare l' album su doppio vinile - povero Ringo :°( - Spudorato come mai fino ad ora, mi scandalizza - come fossi una vecchina timorata da Dio - Paul con la sua Why Don't We Do It in the Road? Hanno riso generazioni di fan nel leggere il titolo affiancato in playlst di I Will, ma non sapremo mai se questa è stata una battuta pianificata o l' ennesima casualità che nelle mani dei Beatles fa storia, resta una bellissima ballata romantica in pieno stile McCartney. Chiude il primo disco la più bella canzone mai scritta per una madre: Julia di Lennon; traccia a cui sono notoriamente affezionata. Non si può non commuoversi ascoltandola...

0 commenti:

Posta un commento

 
cookieassistant.com