28 febbraio 2014

Rubber Soul - il destino delle frequenze tagliate

Pubblicato da pink noise a 12:07 2 commenti Link a questo post
Rubber Soul PMC 1267 - 1965  - foto di Robert Freeman. 
 Ho sempre adorato la spavalderia con cui venne omesso il nome del gruppo in copertina.
Rubber Soul è un album che nella sua interezza è arrivato tardi nella mia vita. Era il 2005, anno in cui i miei capelli erano insolitamente lunghi, il mio abbigliamento griffato e le più grandi discoteche del sud Italia erano i miei unici obiettivi del sabato sera. Ero morbosamente attratta dai contrasti di quel mondo, così glamour quanto squallido, ogni cosa meravigliosa celava un rovescio mostruoso. Ero affascinata dalla decadenza di quell' esercito di principi e fate che, alle prime luci dell' alba, si mostravano nel loro insano pallore. Nonostante i miei tentativi di omologazione, continuavo a sentirmi fuori posto, ma non sapevo rinunciare al groove soulful che solo con quei sound system mi pulsava così forte nello stomaco. Così dopo un' estate ad Ibiza, la rinoplastica e un ovvio trauma acustico arrivò il Natale. Ero nel reparto CD di un centro commerciale quando notai un album dei Beatles circondato da titoli indegni. Con uno scatto lo presi, manco lo stessi salvando da un precipizio, ma in realtà ero io ad aver bisogno di un appiglio, una mano amica che mi riportasse a casa. La musica era di nuovo tornata a salvarmi, e per farlo mandò Rubber Soul. Il trauma acustico aveva compromesso la mia percezione della stereofonia e in generale molte frequenze erano tagliate fuori dal mio spettro uditivo. Nonostante ciò, non rinunciai alla musica. Rubber Soul si prese cura di me con la stessa devozione con cui il mio cane mi leccava il ginocchio quando cadevo dalla bici.
Rubber Soul -  PMC 1267 - Mono Prima Stampa UK

Rubber Soul - Loud Cut

Ho iniziato a collezionare vinili concentrandomi sopratutto sulle prime stampe UK - prima che la cosa mi sfuggisse di mano - per una questione di ascolto fedele alle reali intenzioni di chi questi album li ha concepiti e prodotti. Quando Rubber Soul è stato pubblicato il 3 Dicembre del 1965 il risultato non convinceva nessuno ad Abbey Road, ma era ormai troppo tardi, l 'uscita del disco, registrato in appena due settimane, era stata urgentemente pianificata per le feste natalizie. La prima stampa mono, nota come "Loud Cut" effettivamente suona davvero male. Un vero peccato considerando che Rubber Soul è un disco che segna una svolta nella carriera dei Beatles: un album maturo, sia per i testi che per la ricercatezza del suono.

Matrici: Lato 1 XEX 579-1 Lato 2 XEX 580-1

Le tracce hanno subito, in fase di produzione, un' eccessiva compressione col risultato di una drastica riduzione della dinamica. Le chitarre sono isteriche, le voci distorte e il resto impastato. Immaginatemi quando ho scoperto che la copia che mi stava arrivando era proprio questa sfortunata ( e anche rara eh!) prima stampa. Per uno strano destino Rubber Soul è ritornato nella mia vita con le frequenze migliori tagliate. 


Ho scelto come esempio If I Needed Someone perchè per la complessità della sua gamma sonora è perfetta per ascoltare tutti i difetti di questa stampa. Ritornerò a parlare di Rubber Soul quando sarò in possesso di una seconda stampa UK.

25 febbraio 2014

I tre più famosi NO detti ai Fab4

Pubblicato da pink noise a 22:03 3 commenti Link a questo post
La storia dei Beatles è costellata da traguardi e successi. A quei quattro ragazzi di Liverpool, dall' irresistibile carisma sembrava tutto concesso, ma in realtà non è stato così: nella loro carriera hanno anche ricevuto delle delusioni. In questo post voglio raccontarvi i tre più grandi NO che hanno dovuto incassare i Fab4.

17 Dicembre 1961 I Beatles con alla batteria Pete Best

"The Beatles have no future in show business" 

Primo e certamente più famoso, il NO della Decca: universalmente riconosciuto come il più grave errore di valutazione mai registrato nell' industria discografica. Brian Epstein, affascinato da questa band dall 'incredibile presenza scenica, si propose come loro manager dopo averli incontrati al Cavern. Con tenacia si impegnò per proporre i suoi ragazzi alle più importanti etichette discografiche dell' epoca, tra cui la Decca Records per la quale riuscì ad ottenere un' audizione. L' esibisione si svolse la mattina del primo Gennaio del 1962 presso gli studi di Londra. I Beatles incisero 15 canzoni, di cui solo due originali, composte dal duo Lennon/McCartney. Il responso dell' etichetta fu stroncante: "I Beatles non hanno futuro nello show business". Fu questa la ormai storica frase con cui Dick Rowee Sidney e Arthur Beecher-Stevens (rispettivamente responsabile artistico e direttore commerciale Decca) comunicarono il verdetto ad Epstein.

DECCAGONE - PRO 1106-A PRO 1106-B

Epstein sempre più determinato non si diede per vinto e utilizzò le copie di quelle registrazioni come materiale promozionale. Gli originali vennero acquistati da due newyorkesi per 5000$ e dal 1976 distribuiti come bootleg in sette caratteristici 45 giri colorati. Dopo un lungo conflitto etico interiore, ha vinto la mia peccaminosa ingordigia, e ho aggiunto alla mia collezione uno di questi adorabili dischi "semi-legali".  Sugli sleeve dei Deccagone ci sono delle fuorvianti fotografie, successive all' epoca della registrazioni; curioso che ci sia Ringo Starr invece che Pete Best, batterista dei Beatles  all' epoca dell' audizione.

Fa tenerezza ascoltarli così giovani e pieni di entusiasmo e speranza.

No royalties from outer space

Nel 1977 è partito per lo spazio un singolare progetto allegato alle sonde Voyager: il Golden Record, un disco d' oro contenente suoni ed immagini che descrivono in sintesi il nostro pianeta. Scherzando - ma manco troppo - ho sempre detto che per fare bella figura con gli alieni sarebbe bastato mandare una copia di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, quello sì che è un disco che contiene tutti i suoni del pianeta!!! In realtà nessun pezzo dei Beatles fu incluso nel progetto e visto che non ne comprendevo le ragioni, ho indagato sul perchè: a quanto pare l'astronomo Carl Sagan aveva pensato ad Here Comes The Sun da inserire, ma nonostante l 'entusiasmo della band non se ne fece nulla, non essendo loro i proprietari dei diritti delle loro canzoni. Quindi NO ai Beatles nello spazio.

No Sir... of the Ring

Se i primi due NO sono riuscita ad accettarli - il primo perchè ha condotto i Beatles alla EMI e il secondo perchè non sono un' extraterrestre - questo mi tocca nel profondo perchè, Beatles a parte sono coinvolti artisti le quali opere hanno segnato la mia vita. Pare che tra il 1967 e il 1968 i Beatles fossero seriamente interessati a realizzare un film basato sul romanzo Il Signore Degli Anelli di J. R. R. Tolkien, e che la regia sarebbe stata affidata a Stanley Kubrick. I quattro si erano anche assegnati le parti: John avrebbe interpretato Gollum, George Gandalf, Paul e Ringo i due Hobbits Frodo e Sam. A nulla sono serviti gli sforzi diplomatici della Apple Films e della United Artists per convincere l' autore del romanzo, fermo e deciso nel suo NO.

Sì ragazze, questo è un buon motivo per disperarsi!

20 febbraio 2014

Revolver

Pubblicato da pink noise a 17:07 4 commenti Link a questo post

Negli anni '90 dalle mie parti giravano delle mixtape comprate al mercato, firmate da due fratelli che, su commissione e per poco, potevano procurarti tutta la musica che volevi. Se per comprare un CD dovevo accumulare più paghette della nonna e combattere con le lunghe attese del negozio di dischi, dai fratelli al mercato con la mia 5000 lire domenicale potevo avere, su una cassetta al cromo, l' album che preferivo dopo solo una settimana. All' epoca non sapevo nemmeno cosa fosse la pirateria - e forse nemmeno mi importava - avevo solo sete di Beatles e quei due potevano aiutarmi. Quindi andai con mia zia al mercato e dopo un giro estenuante tra stoffe e merletti, finalmente arrivammo dove spacciavano la musica. Mi avvicinai e chiesi a uno dei due indaffaratissimi fratelli Revolver dei Beatles. Prese un appunto e mi fece un cenno con la mano per dire "domenica prossima". Speranzosa mi congedai. La settimana più lunga della mia pubertà, ma come promesso, quella domenica la mia cassetta era lì, asettica in mezzo alle altre, con il cartoncino bianco e i titoli scritti a penna, ma la mia non era come le altre: la mia era Revolver!
Revolver è stata la colonna sonora della mia crescente alienazione, il motore della mia ribellione adolescenziale, un posto dove scappare; un luogo che traccia dopo traccia si arredava con colori esotici e geometrie ipnotiche. C'è un prima e un dopo Revolver, nella mia vita come nella storia della musica.

Revolver UK

Revolver - Parlophone  PCS 7009  -  1966 - Prima Stampa UK Stereo
Lato 1: Il disco si apre con la sentita, quanto energica Taxman. La polemica di Harrison mi consegna con vigore alla complessa atmosfera di Eleanor Rigby: la prima tappa del mio eroico viaggio nel mio passato tormentato. Scivolo verso I'm Only Sleeping di Lennon, che insieme alla precedente di McCartney dal vinile suona come un omaggio melanconico alla mia solitudine adolescenziale. Ho amato particolarmente le precedenti, ma è a Love You To che devo gran parte di quella che sono ora, da qui nasce la mia curiosità musicale, la necessità di scoprire nuove sonorità e la consapevolezza che un disco può portarti più lontano di un aeroplano. Mi riporta con i piedi per terra l' equilibrata Here, There and Everywhere, la più scolastica traccia dell' album - ecco perchè McCartney primo della classe la ama tanto - perfetta per introdurre la follia di Yellow Submarine, visionaria sperimentazione di tecniche d' incisione. Tocca a Lennon concludere il primo lato con l' acida She Said She Said.

Lato 1 YEX 605-1 Lato 2 YEX 606-1

Lato 2: Fa cambiare la temperatura alla stanza l' irresistibile spensieratezza, quasi alcolica, di Good Day Sunshine: infatti sa di whisky il piano da Saloon suonato da Martin. Ha la fortuna di un file recuperato dal cestino And Your Bird Can Sing, uno di quei pezzi pericolosi da avere in testa quando bisogna prendere delle decisioni, perchè ti da la carica giusta per commettere errori. Su di me ha una presa particolare perchè ha un bel bridge, cosa a cui davvero non so resistere. For No One è sicuramente nella Top Five delle canzoni su cui ho versato più lacrime, ma arriva in soccorso Dottor Robert con il suo ..Well, well, well, you're feeling fine... che dagli anni '90 anestetizza la mie paure. Senza l' occidentale I Want to Tell You Harrison correva davvero il rischio di risultare ossessionato dall' India; non rinnega le sue origini con brano dalla struttura tipicamente beatlesiana. Got Get Into My Life è il cuore pulsante di questo disco, c'è tutto l' entusiamo e la perseveranza di un colpo di fulmine appena scoccato. Come si può concludere un disco come Revolver? Tomorrow Never Knows è messa in chiusura, ma è impossibile dopo riporre il disco nello sleeve, puoi solo girarlo e riascoltarlo ancora, ancora e ancora....

Revoler USA

Revoler  - Capitol  ST 2576 - Stereo - Prima Stampa USA
Con Rubber Soul la Capitol aveva già iniziato a pubblicare gli album dei Beatles lasciando le copertine originali, anche se comunque le tracklist continuarono a subire orribili mutilazioni; questo anche perchè lo standard americano per gli LP era di 12 tracce. Revolver è l 'ultimo album incoscientemente manomesso dalla Capitol, privato di ben tre tracce: I'm Only Sleeping, And Your Bird Can Sing e Doctor Robert precedentemente raccolte in Yesterday & Today (di questa raccolta parlerò poi in un altro post)

Lato A ST1-2576-A7 #2 Lato B ST2-2576 B8

Anche il missaggio è inquietante. Nella versione americana il mix presenta meno corpo rispetto a quella inglese, ed il piano in Good Day Sunshine è troppo alto e le chitarre scompaiono insieme alla cassa.. Gli effetti acquatici in Yellow Submarine ricordano più uno sciacquone che il mare.

19 febbraio 2014

The Beatles Million Sellers

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The Beatles Million Sellers - prima stampa UK - GEP 8946 - Mono
Come si intuisce già dal titolo, The Beatles Million Sellers è un Ep composto da quattro brani che singolarmente hanno venduto più di un milione di copie. Inizialmente l' EP doveva chiamarsi Golden Discs: infatti nelle primissime stampe sulla label c'è proprio questo titolo, mentre sulla copertina quello poi scelto definitivamente. È il decimo EP dei Beatles, pubblicato il 6 dicembre 1965, disponibile solo in Mono. Al Lato 1 troviamo She Loves You e I Want to Hold Your Hand; mentre nel Lato 2 Can't Buy Me Love e I Feel Fine; campioni di incassi tra il 1963 e il '64.

14 febbraio 2014

a San Valentino... Love me do ♥

Pubblicato da pink noise a 14:45 0 commenti Link a questo post
Love Me Do su Vinile Sagomato - adorabile Edizione dichiarata Limitata ma non numerata

Love, love me do You know I love You I'll always be true So please love me do Who-oh love me do Someone to love, somebody new Someone to love, someone like you ♥ ♥ ♥

Nemmeno nei suoi sogni migliori, il giovane McCartney, poteva immaginare che la sua canzoncina Love Me Do, scritta nel '58 ma pubblicata nel '62, avrebbe segnato così profondamente la storia della musica. L' anomala struttura del brano, con mancanza dell' intro, un' unica dolce frase che assolve sia il ruolo di ritornello che di strofa e il middle eight, ad opera di Lennon, rende questa canzone adorabile.


Certo qualitativamente il pezzo non è all' altezza delle altre composizioni presenti nell' album Please Please Me, ma nella sua quasi infantile semplicità, Love Me Do suona esattamente come deve suonare il singolo di debutto di una band di successo! Orecchiabile, ma non fastidiosa, ti entra dentro per restarci per sempre ♥

 
Love Me Do / Ps I Love You  - prima stampa UK - 45-R 4949

Il vinile sagomato a forma di cuore è molto carino, ma nulla poteva rendermi più felice di ricevere in dono Love Me Do / Ps I Love You - prima stampa UK. Non so descrivere l' emozione di possedere il primo singolo dei Beatles ♥
 

Piccola Nota per i più pignoli: lo sleeve non è coerente, la grafica con i motivi circolari era in uso alla EMI per stampe precedenti al 1962.

8 febbraio 2014

With The Beatles

Pubblicato da pink noise a 00:51 4 commenti Link a questo post
With The Beatles - 1963
Un evento televisivo che ha segnato la mia vita è  l' Anthology, trasmesso dalla Rai nel 1996, avevo 12 anni e ricordo ancora la trepidante attesa ad ogni serata, gli occhiali appannati dall' emozione e la paura di non aver registrato tutto; nonostante avessi passato le ore precedenti a fare continui test. Mi innamorai di una traccia, non esisteva Shazam ed ero troppo stonata per cercare di cantarla a qualcuno per sapere il titolo. La riascoltavo dalla VHS pensando che prima o poi l' avrei trovata. Ero sempre più ostinata a prendere un altro album, così quando uscii con mio padre a prendere dei quaderni approfittai subito. Sfoderai tutte le armi da ruffianella e mi feci accompagnare al negozio di dischi. Lì trovammo With The Beatles. Mentre tornavamo a casa io impaziente toglievo il cellophane, sfogliavo il libretto e mio padre - stonatissimo - cantava canzoni dei Beatles random. Fiero di me. Nostalgico della sua fanciullezza. Giunti a casa, salii in camera mia, felice di avere un complice in questa mia passione. Misi il CD nello stereo e BUM! La prima traccia era proprio lei, quella che avevo tanto desiderato: avevo It Won' t Be Long!


Mi portavo dietro quel CD ovunque andassi, anche se non possedevo un dispositivo portatile per riprodurlo fuori casa. Quando ero a scuola lo tenevo sempre lì nella tasca avanti dell' Invicta. Mi bastava guardarlo per sentirmi sicura e felice. Ci tengo a questo punto del blog sottolineare che racconto come e quando un determinato album è entrato della mia vita perchè ne ha sicuramente influenzato la percezione. Non esistono verità assolute quando si recensisce un disco, io qui offro solo un personale punto di vista. Detto questo continuo raccontandovi che oggi mi è arrivato il vinile mono e l' ascolto è stato un misto di esaltazione e malinconia. 

With The Beatles - Mono

Non ho ancora ascoltato il vinile su un impianto adeguato per poter fare un'analisi tecnica, ma già da come suona dalla mia fonovaligia ho conferma che i Beatles in mono hanno tutto un altro sapore. Dopo aver poggiato la puntina sul disco ho iniziato a saltare come se non fosse passato un giorno da quel tardo pomeriggio di 18 anni fa. È un grintoso disco R'n'B con momenti di profondo romanticismo come Please Please Me. La playlist è strutturata con molta cura (l' unica volta che una playlist non ha funzionato è in Let it Be)

With The Beatles - 1963 - prima stampa UK PMC 1206 matr. XEX 447-1N / XEX 448 - 1N

Lato A
L'inizio con gli iconici Yeah Yeah Yeah è di grande impatto, anche se si sente in sottofondo la caratteristica vena tormentata di Lennon, spalmata sulle prime due tracce del lato A. L' ottimismo del levare, il groove twist-beat del ritornello - insolitamente ad apertura - e il calore del bridge di It Won' t Be Long hanno da sempre una forte presa su di me, tanto da non riuscire nemmeno a notare la confusione della registrazione e del mixaggio. Il secondo pezzo, più profondamente Lennoniano, All I've Got to Do è pura bellezza che annuncia, con una tenera immaturità, la strada che percorrerà l' autore. Segue al trotto All My Loving di McCarteney, traccia di maggior successo dell' intero album; emblema dell' innocenza del rock della prima metà degli anni '60. Emerge finalmente Harrison con la sua Don't Bother Me, trattata male da tutti... perfino dal suo autore! Ha il ritornello in minore che chiude il pezzo in un' atmosfera cupa (perfetta per l' adolescente insicura che non smetterò mai di essere), oltre un comparto percussivo interessante. Briosa nella sua semplicità Little Child è un ottimo ponte per il primo kit di cover. Adorabili in coda al lato A: Till There Was You e Please Mister Postman, quest' ultima è caratterizzata da un' interpretazione strepitosa.

With The Beatles - 1963 - prima stampa UK PMC 1206 matr. XEX 447-1N / XEX 448 - 1N

Lato B
La cover che ha il ruolo più importante è Roll over Beethoven, prima traccia del lato B. Pur essedo rallentata rispetto all' originale di Chuck Berry (1956) mantiene la sua energia boogie-woogie, è un brano molto amato dal pubblico americato anche se giunse in ritardo negli States perchè escluso da Meet The Beatles!. La seconda traccia Hold Me Tight è forse l' anello debole del disco, senza però guastarlo. OK, You Really Got a Hold on Me non ha i bassi dell' originale, pubblicata dalla Motown, ma per me è l'arrangiamento, ad opera dei Beatles su un brano americano, più efficace dell'intero With The Beatles. L' idea di rinuciare ai fiati alleggerisce molto il brano. Il piano suonato da Martin accompagna con gusto e discrezione l' ottima interpretazione da parte di tutta la band. Appassionata e coinvolgente la voce solista di Lennon rende questo pezzo struggente, impossibile non emozionarsi ascoltandolo. Il momento di Ringo arriva con una grezza e ruvida I Wanna Be Your Man (una canzone semplice dalla storia compllicata) con un accompagnamento di organo degno di nota. Segue Devil in Her Heart, una cover carina e ben eseguita che mi prepara alla vera perla di questo disco: Not a Second Time, terza e ultima composizione di Lennon per questo disco.


Oggi ascoltare questo pezzo in mono mi ha commosso. Il culmine emozionale, il misto di esaltazione e malinconia di cui parlavo prima, l' ho raggiunto con il piano suonato da Martin (da 0:45 nel player sopra). Sono in questi momenti che mi rendo conto di quanto sia stato prodigioso l' incontro tra la spavalderia dei quattro di Liverpool e la raffinatezza di Sir George Martin. Mi ricompongo e ricomincio a ballare con Money: è proprio quello che mi serviva prima di ritornare a lavoro.

2 febbraio 2014

♥ Yellow Submarine - Nothing is Real

Pubblicato da pink noise a 13:10 0 commenti Link a questo post
Yellow Submarine - The Beatles - 1968
Yellow Submarine è convenzionalmente considerato l' 11° Album dei Beatles, ma in realtà è una cosa a se stante: un pionieristico progetto multimediale che ha spianato la strada a pellicole come The Wall dei Pink Floyd (1982) e Interstella 5555 dei Daft Punk (2003). Sottolineare che l' LP è la colonna sonora del omonimo film d' animazione può suonare superfluo e banale, ma non è così. Bisogna considerare che fino a quel momento i film musicali erano degli espedienti per allargare la distribuizione discografica, e le immagini proiettate - dalle scarse pretese espressive - fungevano a malapena da accompagnamento alla musica. In Yellow Submarine, invece, le immagini e la musica hanno lo stesso peso, due nobili mezzi sincronizzati per promuovere un ideale. Quando ne sento parlare come uno dei peggiori, e a volte il peggiore, album del Beatles mi rendo conto quanto sia diffcile comprendere questa sottile differenza.


La Trama

In fondo all' oceano c'è un posto fantastico chiamato Pepperland, una cittadina spensierata, colorata coi toni cangianti della musica e dell' amore.  L' idillica atmosfera viene però guastata dai Biechi Blu, degli esseri malvagi che privano gli abitanti di Pepperland delle sue note colorate. La ridente cittadina subacquea è ora grigia, muta e pietrificata. A prendere in mano la situazione ci pensa l' unico scampato a questa disgrazia, il Sgt. Pepper, che con un sommergibile giallo raggiunge Liverpool per chiedere aiuto ai Beatles, degli eroi bizzarri che con la loro musica scoffigeranno il male. Guardando il DVD con mio figlio di quattro anni mi sono resa conto di quanto - nonostante le distrazioni psichedeliche - la linearità della trama sia funzionale, e assume perfino una nobile connotazione didattica. Yellow Submarine nonostante l' apparente semplicità si apre a più livelli di percezione: la figura allegorica di Jeremy Hilary Boob, ad esempio, ai bambini sembra solo un tipetto buffo, per noi adulti è una pungente critica a quegli intellettuali che credono di sapere tutto.

Yellow Submarineregia di George Dunning

Grafica e Animazione

Lo stile psichedelico tracciato da Heinz Edelmann è graficamente esaltante, le forme e i colori si fondono con tale organicità e splendore che non posso non definirlo il miglior elogio all' LSD della storia. L' animazione svolge un ruolo chiave nella caratterizzazione dei personaggi. Perfino il portamento di ogni singolo Beatle è stato catturato, amplificato e riprodotto senza però apparire come una ridicola caricatura. Ho ammirato in modo particolare il lavoro fatto sul lettering. Mai come in questo caso le parole sono protagoniste nella narrazione e forniscono ulteriori chiavi di lettura all' opera. Ho amato molto l' animazione sulla parola "KNOW" che con i bombardamenti diventa prima "NOW" e poi "NO". La privazione della conoscenza è qui  palesemente identificata come male assoluto.


Restauro e Rimasterizzazione

Il film lo fittai nella mia videoteca di fiducia negli anni novanta in formato VHS, ma nonostante ne conservi un bel ricordo, è passato troppo tempo per poter fare una comparazione dettagliata con la versione restaurata. Posso dire che la rimasterizzazione in Dolby 5.1 Surround è godibile, le immagini nitide e brillanti, a volte anche troppo; forse la sequenza di Eleanor Rigby ha perso un po' della sua potenza espressiva così "pulita" (temo che sia anche colpa dell' eccessiva qualità della mia apparecchiatura). Prima del restauro (2012) il film è stato fuori catalogo per circa 10 anni.
 
i miei CD e DVD di Yellow Submarine
C' è da dire che  la spensieratezza di Yellow Submarine cela bene un momento di crisi e prigrizia. I Beatles avevano un accordo con la United Artist per produrre un altro film, ma alcuna voglia di girarlo, così nacque l' idea del film d' animazione. Ho sempre tirato in ballo Yellow Submarine a sostegno delle mie teorie sulla grandezze delle opere nate dalla pigrizia.


Tutti conncordano sul fatto che il contenuto audio inedito non era abbastanza da giustificare l' uscita di un LP. Sarebbe bastato un doppio EP come la versione UK di Magical Mystery Tour, ma preferisco approfondire l' argomento quando recensirò i vinili.
 
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