23 gennaio 2014

Un pasticcio discografico chiamato Let It Be

Pubblicato da pink noise a 23:28
un emblematico scatto immortala  la preoccupazione di Paul e "l' entusiasmo" del gruppo
Quando una storia d' amore finisce, e non lo si vuole ammettere, si finisce per tentare di risvegliare la passione in quello che è già a tutti gli effetti un ex. Si ripropongono le atmosfere che hanno caratterizzato la prima fase, quella dell' innamoramento, causando solo ulteriore imbarazzo. Ora immaginate Paul McCartney come un innamorato alla ricerca di nuove idee per salvare la band, e il resto dei  Beatles come una donna indifferente che lo lascia fare e capirete Let It Be. George dopo l' esperienza indiana era sempre più immerso in un profondo individualismo, Ringo cercava il più possibile di godersi la famiglia e John aveva un problema più grosso di Yoko Ono: l' eroina. Il pragmatico Paul, l'unico davvero preoccupato per le sorti del gruppo, propose un ritorno alle origini: Get Back, un progetto che includeva delle sessioni di registrazione a presa diretta sotto l' occhio fisso delle telecamere (per farne un documentario) e un concerto conclusivo in una location spettacolare. Per tale scelta stilistica (e la volontà di McCartney di evitare qualsiasi manipolazione "creativa" dell'audio) George Martin venne relegato alla stregua di un mero spettatore.

la copertina di "Please Please Me" e quella di "Get Back"

Non potendo (e volendo) sovraincidere occorrevano più strumenti e per questo venne invitato a partecipare il musicista Billy Preston, conosciuto dal gruppo nel periodo amburghese. Preston oltre l' interessante performace diede il suo contributo umano scongiurando lo scoglimento del gruppo almeno momentaeamente. Nonostante ciò quello che ripresero le telecamere nel Gennaio del 1969 nel gelido studio di Twickenham, come è noto,  non fu bello.

Bootleg: Let It Be Appe Electrola (promotional record not for sale) / Get Back PCS 7080

Il Rooftop Concert 

L' idea di McCartney di concludere la carriera con un grande live in una location suggestiva era naufragata miseramente; ogni sua proposta, ora per un motivo ora per un altro gli veniva bocciata, dal transatlantico in mezzo all' Oceano al deserto africano. Quello che proprio non aveva previsto è che il suo "ritorno alle origini",  in modo grottesco, si sarebbe concretizzato proprio per questo evento. Più simili agli esordienti Quarryman che ai Beatles di Please Please Me, con meno spettatori di Amburgo si esibiscono sul tetto della Apple (al n° 3 Savile Row) e dopo solo una quarantina di minuti vennero pure intimati di smettere dalla polizia come dei giovanotti quasiasi. Da quel momento persero completamente interesse per il progetto "Get Back";  le tracce trattate dall' ingegnere del suono Glyn Johns finirono nel dimenticatoio.
Rooftop Concert - 30 Gennaio 1969
30 gennaio 1969

Le braghe di Phil Spector 

Le registrazioni finirono nelle mani di Phil Spector e così quello che doveva essere un album "puro" si trasformò in un delirio autocelebrativo di postproduzione. Con approccio irrispettoso ed egocentrico Spector raggiunge il culmine stuprando The Long and Winding Road con un arrangiamento morbosamente celestiale. È noto che quando McCartney ascoltò il risultato finale andò su tutte le furie (e come dargli torto?), ma ormai era troppo tardi per rimediare. Dal punto di vista artistico considero il lavoro di Spector su Let it Be alla stregua delle mutande di Daniele da Volterra sul Giudizio Universale di Michelangelo. 
 
 Let It Be - Apple C 062-04 433 Y stampa tedesca

Il lieto fine: Let It Be... Naked

Nascondere la nuda bellezza di The Long and Winding Road con viole, violoncelli, violini, trombe, tromboni, chitarre e un nauseante coro femminile di ben 14 elementi è stato oltraggioso. Per oltre un trentennio McCartney non avrà dormito sonni tranquilli tanto da sentire l' esigenza di riproporre, nel 2003, l' intero album Let It Be nudo. Ho comprato stamattina l' EP "Let it Be... Naked" con 45 giri allegato, e con somma soddisfazione ho assaporato il vero sapore di Let It Be. Riemerge rassicurante l' Hammond di Preston, la grande assente nella prima stampa Don't Let Me Down, la purezza di Across the Universe! La playlist è finalmente coerente, alleggerita da inutili zavorre, totalmente ristrutturata, tutto è ora omogeneo e godibile. Il Naked è un disco che ti alleggerisce il cuore trasforma dolcemente l' amarezza e la malinconia in positiva nostalgia.

Let It Be... Naked ♥ Apple / Parlophone printed in the UE box 1 LP + 7inch

In conclusione...

Senza la frustrazione di Let It Be non sarebbe nato Abbey Road e i Beatles senza un ruolo attivo di George Martin non avrebbero mai rappresentato una "singolarità" nella musica contemporanea.
 

2 commenti:

B. on 24 gennaio 2014 12:03 ha detto...

Ho un unico dubbio amletico: ma se McCartney tanto odiava l'arrangiamento di Spector su TLAWR, perché poi in concerto per molti anni lo ha riproposto?
Comunque sì, Naked ci voleva, come ci voleva il remaster mono di Sgt. Pepper.. E uno dei pezzi più belli di Let it Be è quella specie di fuga al piano di McCartney dentro Fly on the Wall. Quella che apre il film. E' esattamente la cornice emotiva della fine.

valeria vito on 24 gennaio 2014 19:35 ha detto...

allora non sei il primo che mi fa notare questa cosa... per curiosità ho visto qualche live su youtube oggi e non ne ho trovato nessuno con cori archi ecc... ma ti riferisci ad un periodo specifico?

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